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Competenza

Sono Giampaolo Robuschi, artigiano, da 30 anni nel settore del trattamento di pavimenti e rivestimenti in cotto fiorentino fatto a mano, antico, marmi e pietra. Per maggiori info vei alla sezione "Tutto ciò che c'è da sapere sul Cotto".

Servizi

Siamo in grado di trattare i Vostri pavimenti con prodotti ecologici, idroleorepellenti, antimacchia. Recuperiamo anche vecchi pavimenti in cotto non correttamente trattati o stuccati.

Qualità e garanzia

Prima di effettuare ogni nostro intervento effettuiamo una accurata diagnosi preliminare, Dal momento che impieghiamo prodotti tecnologicamente avanzati e certificati, i nostri interventi sono sempre garantiti.

Manutenzione

In tutti i casi, a fine lavori, forniamo istruzioni dettagliate sulle corrette procedure di manutenzione, affinchè i vostri pavimenti rimangano belli a lungo. Per approfondire vai alla sezione "Trattamento dei pavimenti in cotto"

NUOVI PRODOTTI

Product 1

Antiscivolo

Product 2

Trattamento antiscivolo

Punteggio:

Il nostro trattamento antiscivolo per pavimenti GARANTISCE SICUREZZA A COSTI CONTENUTI ed è PERMANENTE.

Viene eseguito con prodotti Stonegrip dal nostro personale specializzato in tutta Italia indispensabile per pavimenti scivolosi da adeguare al DLGS 81/2008 ex DLGS 626/94. La superficie rimane praticamente inalterata un unico trattamento antisdrucciolo è sufficiente e non richiede una maggiore pulizia . Il decreto legislativo 626/94 art. 33 prevedeva che "i pavimenti dei locali devono essere esenti da protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi ,devono essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli" oggi la norma è richiamata dall'Allegato IV punti 1.3.3 e 1.3.4 del citato Testo Unico 81/2008. Il Decreto Ministeriale 236 fissa i coefficenti di attrito minimi per poter definire un pavimento antiscivolo. Con il trattamento, il pericolo di scivolare,a confronto con i pavimenti antiscivolo, scende dal 300% fino all’800% in modo particolare sulle superfici bagnate, sia interne che esterne. Agisce a livello della struttura microscopica e in modo permanente. Il trattamento antiscivolo per pavimenti non altera in maniera significativa l'aspetto estetico delle superfici trattate, è privo di acidi (che sviluppano fumi o nebbie) e agisce sulle particelle di quarzo e silice dei seguenti materiali: piastrelle in ceramica, gres porcellanato strutturato e levigato, klinker, porcellana, pietra artificiale, pietra naturale, granito e superfici smaltate, piatti doccia e vasche da bagno; anche sulle piastrelle antiscivolo il trattamento produce un notevole miglioramento dell'aderenza. Le superfici trattate sono immediatamente calpestabili, i tempi di esecuzione necessari al trattamento antisdrucciolo sono estremamente ridotti, riducendo a poche ore l'inaccessibilità dei luoghi e senza la produzione di fastidiose polveri e detriti da rimuovere. Per approfondimenti: www.trattamentoantiscivolo.com.

Ideale per:

  • tutte le pavimentazioni sdrucciolevoli negli ospedali, case di cura;
  • negli impianti sportivi;
  • nelle saune, terme e centri fitness;
  • nelle piscine;
  • nelle officine;
  • nei capannoni industriali;
  • negli alberghi, ristoranti, cucine e mense;
  • nei grandi magazzini;
  • nelle scale in sostituzione delle strisce antiscivolo;
  • nelle vasche da bagno e nella doccia anche a casa vostra;
  • nei porticati ed entrate condominiali, vialetti esterni, terrazzi e pavimenti scivolosi in ambito domestico.

Product 3

Stonegrip

Alcuni marchi e prodotti trattati

Migliazzi e Tagliavini

Cotto Sannini

Cotto S.Anselmo

Cotto S.Marco

Cotto REF

Cotto Polirone

Cotto Pesci

Cotto Impruneta

Tutto ciò che c'è da sapere sul Cotto

La storia del cotto

Punteggio:

In una felice posizione geografica, circondata da splendide colline, ricca di terreni fertili e di boschi, Impruneta è la vera patria del cotto. Già nel 1300, sfruttando l’argilla locale, i vasai della zona vantavano una pregevole produzione di orci, mattoni, tegole e vasi che abbellivano le ville di campagna dove i nobili fiorentini trascorrevano la bella stagione. Grazie inoltre alla collocazione topografica della cittadina, proprio sulla direttrice principale che conduceva da Firenze ad Arezzo, e che la collegava dunque ai più importanti centri di commercio, i manufatti locali poterono raggiungere ogni posto d’Italia.
Da semplice elemento decorativo, i manufatti di terracotta sono via via divenuti, negli ultimi tre secoli, un elemento fondamentale e caratterizzante delle case della campagna toscana; il cotto comincia ad essere utilizzato un po' dappertutto, dalle chiese ai palazzi, come materiale da costruzione o come elemento decorativo ed il suo colore diviene una costante nel paesaggio toscano. Il numero delle fornaci della zona, già numerose in periodo medioevale, si incrementa in continuazione, assumendo un peso importante per l’economia locale.
La produzione di cotto conosce un ulteriore momento di grande fortuna nel periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia e, più tardi, tra le due guerre, con l’imposizione dell’autarchia economica e la conseguente importanza attribuita ai manufatti italiani. Alla diffusione del cotto in Europa si oppone, nei primi del ‘900, il movimento “moderno”, che ha in Le Corbuisier e Ludwig Mies i massimi esponenti e che impone una architettura priva di colori e di volontà decorativa, dove le pareti devono essere bianche, i tetti piani e gli interni in marmo. Per il cotto dunque non sembra esservi spazio. Nello stesso periodo, però, i materiali naturali vengono riscoperti e adottati in America dall’architettura “organica”, il cui maestro è Wright, che valorizza i manufatti in terracotta per la pavimentazione, il rivestimento e la copertura degli edifici.
Oggi il ricorso al cotto non è più conseguenza di una connotazione ideologica ma piuttosto esprime l’esigenza di affiancare al cemento ed agli intonaci una tonalità più calda e naturale, per alleviare l’artifiosità del costruito.

Un prodotto antico.
La fabbricazione di oggetti in terracotta è un’operazione nota all’uomo fin dal 5000 a. C. circa, data a cui risalgono alcuni reperti ritrovati in Egitto, Siria e Mesopotamia. E’ infatti un’operazione molto semplice: basta mescolare la terra con l’acqua, impastandola e plasmare, modellare il materiale cedevole che ne risulta, lasciando infine al fuoco il compito di consolidarlo.
Il popolo che più di altri ha permesso il raggiungimento di altissimi livelli nella lavorazione della terracotta è quello Etrusco, che utilizzava i manufatti per il rivestimento dei templi, la fabbricazione di tegole e cornicioni ed anche per la produzione di oggetti di decoro e arredo, come suppellettili, vasellame, statuette, vasi. Dall’Etruria la terracotta fu introdotta a Roma, dove venne impiegata nella pratica edilizia, in particolare per la fabbricazione di mattoni e tegole. E’ quindi probabile che la produzione di manufatti di terracotta nella zona imprunetina risalga al periodo romano, anche se i ********* sono scarsi e bisogna arrivare al 1400 per trovare le prime Corporazioni toscane di artigiani del cotto.

Terra, acqua, aria e fuoco.
La prima fase del processo per la produzione dei manufatti in cotto prevede il reperimento dell’argilla ed il trasferimento alla fornace.
Per fare questo l’argilla veniva raccolta in blocchi con l’uso di zappe e pali di ferro e dunque caricata con badili su ceste, barelle, etc e trasportata all’interno della fornace.
Qui subiva una prima fase di depurazione, veniva cioè lavata con acqua per essere ripulita dalle sostanze organiche, ed in seguito veniva filtrata attraverso più setacci.
Quindi si ripetevano fasi di essicazione e bagnatura fino a che l’argilla acquisiva le caratteristiche di omogeneità ed elasticità richieste per la lavorazione.
Al modellamento, che avveniva a mano o con l’utilizzo di stampi, seguiva necessariamente l’essicazione dei manufatti nel piazzale della fornace e quindi la cottura, che era un vero e proprio rituale con le proprie formule e scaramanzie, negli antichi forni a legna.
Questi erano divisi in due parti: la prima, quella inferiore, doveva contenere il materiale per la combustione; nella seconda parte, quella superiore, si inserivano i manufatti da cuocere.
Una volta cotti i manufatti venivano portati all’esterno ed innaffiati nei cortili delle fabbriche.

Il cotto oggi

Nel settore del cotto tradizionale si possono trovare due diversi indirizzi di produzione con caratteristiche diverse tra loro:
  • il primo relativo alla fabbricazione di oggetti da ornamento per la casa ed il giardino oltre che di laterizi destinati prevalentemente al restauro di antiche opere in cotto;
  • il secondo tipo di produzione fornisce su vasta scala materiali per l’edilizia destinati sia agli interni che agli esterni.
Comprese in questa seconda tipologia di prodotti, troviamo le piastrelle in cotto, denominate per comodità “cotto” e che si possono classificare in:
  • cotto tradizionale, intendendo il cotto prodotto con i moderni metodi produttivi, non smaltato;
  • cotto smaltato, prodotto simile al precedente ma che subisce durante il processo una fase di applicazione di smalti;
  • cotto antico, ovvero cotto prodotto con metodi semi-artigianali. In questa categoria rientrano i prodotti impastati a mano e cotti in forni a legna, ed in generale quei prodotti la cui lavorazione viene effettuata con metodi e strumenti tradizionali.
Il cotto tradizionale.

Tradizione ed innovazione si fondono per dare origine ad un prodotto dai colori caldi e naturali, che viene fabbricato in diverse tipologie:
  • Arrotato a crudo: è un cotto a superficie rustica, ottenuta prima della cottura con un procedimento di arrotatura per mezzo di spazzole d’acciaio. E’ il prodotto più conosciuto, che esalta il colore rosato del manufatto. Può essere collocato sia all’interno che all’esterno;
  • Satinato: presenta una superficie liscia e compatta, di aspetto vellutato, ottenuta con dischi abrasivi anzichè con spazzole d’acciaio. L’effetto è meno rustico del precedente a parità di colorazione ed è adatto a pavimentare ambienti interni;
  • Levigato : cotto duro e compatto che al termine del processo produttivo subisce una fase di levigatura, bisellatura e lucidatura mediante mole abrasive. E’ un prodotto moderno, adatto agli interni di ambienti sia pubblici che privati.

La produzione

Dall’inizio del secolo ad oggi le innovazioni nel processo produttivo si sono susseguite numerose, e la manualità delle operazione è stata dapprima affiancata e quindi sostituita da processi meccanici automatizzati.Attualmente l’argilla viene estratta dalle cave di Impruneta grazie a veloci e potenti mezzi meccanici, e dopo una fase di macinazione con molini a martelli mobili, viene immagazzinata in silos e quindi prelevata nelle quantità necessarie ed imbevuta d’acqua al fine di ottenere la plasticità ottimale per la fase di trafilazione.
Questa fase che viene svolta da apposite macchine chiamate mattoniere, amalgama e toglie l’aria all’impasto che viene spinto, con pressioni elevate, in una bocca, detta filiera, sagomata come il pezzo che si vuole ottenere. Il risultato è un filone continuo di argilla plastica che viene tagliata nelle lunghezze desiderate da una apposita macchina detta “taglierina”. Segue la fase di essiccamento, che come nel processo antico ha la funzione di togliere circa il 25 % dell’acqua contenuta nel prodotto.
L’essiccamento avviene riutilizzando l’aria calda recuperata dai forni di cottura a valle e le temperature sono controllate per evitare che i notevoli ritiri dovuti alla disidratazione possano danneggiare il prodotto.
All’uscita dall’essiccatoio i pezzi vengono inseriti nei forni dove acquistano le caratteristiche di resistenza all’abrasione, resistenza meccanica e durezza caratteristiche delle piastrelle.
Alla fine del processo il materiale cotto viene immerso per un paio d’ore in una vasca piena d’acqua per consentire lo scioglimento di buona parte dell’ossido di calcio presente nella piastrella, che altrimenti potrebbe dar luogo a successive fratture.Seguono le fasi di scelta, di imballaggio e di palettizzazione.

Il cotto smaltato
Il cotto smaltato si ottiene stendento un velo di smalto sulla piastrella ancora cruda che lo assorbe in modo non omogeneo, determinando un’irregolarità superficiale che ne è la caratteristica più ricca di fascino e che va opportunamente esaltata in fase di posa, prelevando le piastrelle da più scatole diverse e miscelandole.
Il cotto smaltato trova applicazioni sia negli ambienti interni che esterni e si sposa indifferentemente con gli stili classici, rustici e moderni.

Il cotto antico
Si tratta di un cotto di nuova produzione, ma realizzato secondo i tradizionali procedimenti artigianali. Le irregolarità della superficie, dei bordi e la disomogeneità della colorazione ne sono i principali elementi di fascino.
Consigliato negli ambienti dove si vuole ottenere un aspetto decisamente rustico esso è l’ideale nelle ristrutturazioni ed è stato adottato dalla bioarchitettura, che mette in evidenza gli effetti negativi sulla salute dei materiali usati nell’edilizia e nell’arredamente, e suggerisce di circondarsi di materiali naturali che non si caricano elettrostaticamente, non creano barriere al vapore, regolano l’umidità ambientale, non emettono polveri e sostanze tossiche.
Caratteristiche queste facilmente riscontrabili nei prodotti appartenenti a questa categoria.

Trattamento dei pavimenti in Cotto

Il corretto metodo

Punteggio:

Il cotto è un materiale poroso e come tale assorbe facilmente lo sporco e le sostanze oleose, da qui la sua fama di materiale “delicato” e di difficile manutenzione. Questo problema, di cui è sicuramente necessario tenere conto, è però risolubile con una serie di operazioni, utilizzando prodotti specificamente indicati per i diversi tipi di materiale.
Un tempo si utilizzavano oli e vernici mentre oggi sono disponibili prodotti speciali che proteggono il pavimento da sporco, acqua, usura e allo stesso tempo conferiscono alla superficie un aspetto caldo e naturale.

La protezione del Cotto
Il Cotto è un materiale dal sapore antico, dall’aspetto caldo e accogliente, dalla spontanea naturalezza, dal colore rosato che ben si avvicina al legno e alle pietre. Affinché la sua bellezza sia duratura è necessario che il pavimento, una volta posato, sia adeguatamente protetto dagli agenti macchianti e dagli effetti del tempo. La porosità del Cotto, infatti, se da un lato permette la traspirazione, dall’altrofa sì che il pavimento, se non adeguatamente trattato, tenda a mantenere lo sporco, e a macchiarsi. Il processo di protezione, dunque, non è facoltativo, come talora capita di sentire, ma deve essere considerato un completamento del prodotto che viene venduto: un pavimento in Cotto non può essere considerato finito se non viene trattato e protetto in maniera appropriata.
Un buon trattamento deve, allora, proteggere la superficie dall’aggressione dello sporco di qualunque natura esso sia; permettere una finitura esteticamente valida, senza snaturare il prodotto; consentire una agevole manutenzione ed infine deve poter essere rimovibile, in modo da poter intervenire agevolmente nell’eventualità sorgesse la necessità di eliminarlo.
L’intervento è di norma articolato in tre operazioni o fasi operative distinte:

  1. Lavaggio o ripulitura;
  2. Protezione di profondità e di superficie o finitura;
  3. Manutenzione o conservazione. Le prime due fasi sono da realizzarsi in cantiere a cura di trattatori specializzati, mentre la terza può venire eseguita dall’utente stesso durante la vita e l’uso del pavimento in Cotto.
Lavaggio
Questa fase operativa deve ritenersi la principale e più delicata per il raggiungimento del risultato ottimale e prevede la rimozione dei residui cementizi della fugatura e delle cosiddette “efflorescenze saline”. La pulizia permette, inoltre, di liberare la caratteristica porosità del prodotto affinché questa possa accogliere più in profondità possibile le sostanze del trattamento protettivo di finitura; nel prodotto nuovo va effettuata in seguito alla posa, dopo un intervallo di circa 20/25 giorni durante il periodo estivo che divengono 30/50 durante il periodo invernale. Se la posa viene effettuata con collanti l’intervallo di attesa si riduce a 5 giorni circa. Questo periodo di tempo è necessario per permettere alle sostanze solubili in acqua, contenute nel pavimento, di spurgare per mezzo dell’umidità di posa e di affiorare alla superficie dando luogo alle efflorescenze saline, che altro non sono che agglomerati di sali solubili, che appaiono come macchie biancastre. Oltre a queste la pulizia ha lo scopo di rimuovere la boiacca cementizia, i residui della fugatura, la calce, la tinteggiatura e altre sostanze impiegate nel cantiere depositatesi sul pavimento. La rimozione dalla superficie del pavimento delle sostanze improprie ed incoerenti va effettuata avendo cura di non danneggiare le singole piastrelle e le fughe, né tantomeno modificarne l’aspetto originale. Nel caso, invece, di pavimenti esistenti potrà sorgere la necessità di rimuovere eventuali trattamenti impropri, oppure di eliminare macchie da inquinamento, eventuali muffe o alghe, depositi calcarei, olii e grassi, etc. Molti trattatori pensano che sia necessario e sufficiente in tutti questi casi utilizzare l’acido cloridrico, commercialmente noto come acido muriatico. Pur riconoscendo l’efficacia di tale prodotto, peraltro limitata solo ad alcuni tipi di sporco, se ne sconsiglia l’utilizzo considerata la pericolosità per l’ambiente, l’uomo e le attrezzature. Esiste oggi una vasta gamma di detergenti reattivi, chimicamente mirati alla dissoluzione delle principali sostanze che possono essere presenti sulla superficie del Cotto. Tali prodotti, abbinati all’uso di attrezzature dedicate, quali la monospazzola a dischi abrasivi, gli aspiraliquido etc, permettono una completa ed efficace soluzione al problema della pulizia del pavimento. Successivamente si dovrà provvedere ad un energico risciacquo e si lasceranno ad asciugare per almeno sette giorni i pavimenti interni e per cinque quelli esterni.
Un consiglio: nel caso in cui si utilizzano stuccature colorate è necessario pulire subito eventuali aloni perchè una volta assorbiti possono risultare estremamente difficili da togliere. Esistono comunque dei prodotti che stesi prima di effettuare la stuccatura, formano un leggero strato protettivo che impedisce la penetrazione dello stucco e dei coloranti nella piastrella ed evita quindi la necessità di lavaggi agressivi.

Protezione
La seconda fase del processo è quella di finitura o di protezione in profondità ed in superficie. Questa operazione può essere realizzata in tre modi:
  • Finitura “tradizionale” con oli e cere;
  • Finitura “moderna” con emulsioni acquose;
  • Finitura antidegrado.
I primi due procedimenti sono indicati per pavimenti in Cotto realizzati all’interno, o all’esterno se coperto; l’ultimo è adatto alla protezione dell’esterno scoperto. Il primo metodo deriva da quello che possiamo definire il “sistema antico”, ovvero dall’insieme di metodologie di origine empirica che si basavano sull’impiego di prodotti naturali quali l’olio di lino crudo e la cera d’api. A partire da questi metodi, ormai in disuso, da un paio di decenni si sono iniziati ad effettuare trattamenti con prodotti più aggiornati, messi a disposizione dall’industria chimica. Tali sistemi di trattamento, che potremo definire “tradizionali”, prevedono l’impregnazione o protezione di profondità con prodotti a base di oli vegetali essicativi ed idrorepellenti ad alta penetrazione, e la protezione superficiale mediante stesura di diverse mani di cere liquide o pastose, con o senza pigmenti, che conferivano caratteristiche di antiusura, consolidamento ed antimacchia superficiale.

E’ importante che l’applicazione dei prodotti di impregnazione e finitura penetranti nell’intima microporosità permettano al materiale di continuare a traspirare, cosa questa generalmente consentita dai prodotti utilizzati nel sistema tradizionale. Molto più recentemente si è assistito alla comparsa di un nuovo gruppo di prodotti, per la protezione e la finitura del Cotto, e di una nuova metodologia di trattamento, che possiamo definire “sistema moderno”. Quest’ultima evoluzione risponde ad una richiesta di maggior velocità e semplicità nel trattamento, senza modificare il risultato estetico finale. La protezione con il sistema moderno si realizza mediante l’applicazione di 2-3 “mani” di prodotti sintetici, messi a disposizione dagli sviluppi più recenti della chimica. Questi prodotti, che sono di varia natura e generalmente in base acqua, sono definiti tecnicamente come resine o polimeri.

L’ultimo sistema è quello utilizzato per i pavimenti esterni. Come si può facilmente intuire un pavimento in Cotto esterno presenta delle problematiche totalmente diverse dalle pavimentazioni interne; infatti, entrano in gioco nuovi fattori come l’azione del sole, delle pioggie e soprattutto del gelo. Pertanto, scontato che il Cotto posato all’esterno debba essere rigorosamente ingelivo per evitare fenomeni di scagliamento o rottura dovuti all’azione del gelo e del disgelo, devono essere messe in atto anche le necessarie precauzioni che impediscano di aggravare la vulnerabilità del pavimento, come la realizzazione dei giunti di dilatazione o le pendenze per il drenaggio dell’acqua. Per queste superfici sarà, inoltre, necessario un trattamento che dopo la pulizia, preveda l’applicazione di prodotti idrorepellenti che impediscano la penetrazione dell’acqua, mantenendo possibilmente il potere traspirante del Cotto. Nel caso in cui questi ambienti esterni possano venire utilizzati per cucinare o pranzare all’aperto oppure vi sostino veicoli, è opportuno applicare dei prodotti che rendano il pavimento oltre che idrorepellente, anche oleorepellente.

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